La storia del Cimitero Monumentale di Alessandria
Dalla costruzione del cimitero monumentale di Alessandria, avvenuta nel 1804, fino ai giorni nostri, un percorso che racconta la storia della città attraverso le sue sepolture.
Luogo della memoria; città dei morti; luogo del riposo eterno: in quanti modi è stato indicato il Cimitero! Eppure esso è lo specchio della società in cui sorge ed è visto sia come spazio fisico quanto mentale, un luogo dell’angoscia e del pianto per ricordare chi non c’è più. Nello stesso tempo (forse ora un po’ meno) è visto come “controtipo lucido e inconscio della più aulica follia umana: quella di sopravvivere illusoriamente a se stessi in una cattedrale dell’assurdo” 1. Alessandria, città poco amata dai suoi stessi cittadini, ha un Cimitero Monumentale sicuramente degno di essere ricordato e valorizzato più di quanto non sia stato fin’ora. Il Cimitero nasce come istituzione nel 1804 col Decreto del 23 Pratile dell’anno XII passato alla storia come Editto di Saint Cloud 2 che regolamenta l’inumazione delle salme fino allora seppellite dentro o intorno alle chiese o conventi, da cui il nome Camposanto. Napoleone, dopo la (fortunosa) vittoria a Marengo il 14 giugno 1800 annette il Piemonte, che diventa provincia dell’Impero e quindi tutte le decisioni prese a Parigi diventano subito operative anche nella nostra regione e in particolare in Alessandria che diventa una piazzaforte militare a difesa dei confini orientali.
Il generale Menou, comandante della guarnigione della città, è delegato a far rispettare il Decreto di istituzione dei cimiteri e nell’anno 1805 l’Architetto di Città Giuseppe Caselli (1730 – 1808) presenta il progetto per la nuova area adibita alle sepolture. L’area selezionata deve essere ad almeno 1 Km dalle abitazioni e abbastanza lontana dai fiumi, sicura da eventuali esondazioni, ed è usata in parte come poligono di tiro (attuale piazza d’armi). Quest’area è il proseguimento ideale con quella parte di città già dedicata alla sofferenza e al dolore dove si trovano le carceri e l’ospedale: il cimitero sarà poco fuori le mura.
L’ era napoleonica, oltre a guerre e devastazioni, porta con sé le idee scaturite dalla rivoluzione del 1789 che, tra le altre cose, riguardano l’eguaglianza di tutti i cittadini, ebrei compresi che fino ad allora vivevano nel ghetto (attuale triangolo via Milano, via Migliara, via Vochieri) e venivano seppelliti nel vecchio cimitero che sorgeva in fondo a via Dante, quasi nell’odierna piazza Matteotti. Nel progetto di Caselli l’area cimiteriale comprendeva una parte dedicata alle sepolture degli ebrei.
Tutta l’area doveva essere delimitata da in muretto, chiusa da un cancello e separata da quella ebraica da un ulteriore muro.
I lavori di costruzione sono appaltati a Cristoforo Valizone per la somma di L. 18379. Cristoforo Valizone era un impresario con buoni appoggi all’interno dell’ambiente municipale alessandrino ed è il padre di Leopoldo di cui parleremo fra poco. 3 Le norme di sepoltura ispirate dalla rivoluzione non prevedevano distinzioni tra le varie tombe ma tutte dovevano essere uguali, riportando solo il nome e le date di nascita e di morte. Di questo primo cimitero non rimane nulla se non i disegni di Caselli conservati in Archivio di Stato che ci permettono di delineare esattamente il perimetro: lo stesso Caselli,che muore nel 1808, non viene seppellito in questo luogo e neppure nella chiesa di via Ghilini “Domus Magnae” come aveva lasciato scritto nel suo testamento, ovviamente redatto prima dell’avvento napoleonico.
L’occupazione francese termina alla caduta di Napoleone e col congresso di Vienna nel 1815 ritornano i vecchi regnanti (Restaurazione) ma resta in vigore l’istituzione cimiteriale, oltre all’organizzazione centralizzata dello stato. Dopo la morte di Caselli e dopo alcuni anni di grande fermento e capovolgimenti istituzionali, viene designato il nuovo Architetto di Città ossia quel Leopoldo Valizone, di cui abbiamo suaccennato, forse anche grazie alle conoscenze paterne. La città è cresciuta (è la terza città del regno) e lo spazio per le sepolture non è più sufficiente. Nel 1834 viene bandita un’asta per “ampliazione e costruzione del Cimitero Urbano” per un totale di Lire 67264. Vince l’appalto Giuseppe Antonio Ivaldi e il 18 luglio 1833 Valizone firma una perizia per iniziare la costruzione del nuovo Camposanto, prendendo spunto da quello costruito a Torino su progetto di Gaetano Lombardi, che, come Caselli, non vedrà realizzato il proprio progetto, poiché morirà prima.
Il piccolo spazio rettangolare del primo progetto diventa un grande campo quadrato contornato da cappelle e costruzioni circolari ai quattro angoli: le cappelle erano destinate alle famiglie più facoltose, mentre nelle costruzioni circolari dovevano essere seppelliti i bambini ed altri non battezzati, i giustiziati, gli acattolici e l’ultima destinata agli ossari
Nel progetto del Valizone è compresa la costruzione della chiesetta di forma ellittica, che diventa l’ingresso del cimitero e che già Caselli aveva pensato ma che non venne costruita per mancanza di fondi. Nell’intenzione del Caselli, la chiesa doveva servire per le funzioni religiose riguardanti la tumulazione delle salme e per alleggerire il compito alle chiese cittadine. A fianco della chiesa vengono costruiti gli alloggi per il custode e per il sacerdote.
Viene tenuto conto delle esigenze della comunità ebraica (che al tempo era abbastanza numerosa, circa 600 persone a inizio’800) e viene prevista un’area dedicata alle sepolture israelitiche, in fondo al cimitero, separata da quest’ultimo con un muro e un cancello (area tratteggiata).
Nella seconda metà del XIX secolo nelle nuove cappelle troveranno posto sculture sempre più numerose e gli artisti, sia locali sia provenienti da altri luoghi, lasceranno testimonianze perenni del loro lavoro 4.
Il Cimitero diventa una propaggine della città dei vivi nell’illusione, sia fisica che mentale, di esorcizzare la “fine” e di essere ricordati in eterno. Leopoldo Valizone acquista per se e per la propria famiglia la prima cappella a sinistra nel cimitero appena ampliato e qui troverà posto alla sua morte nel 1874.
Se nel 1828 la città poteva contare su 15328 abitanti (città) più 12108 (corpi santi) ora, nel 1833 gli abitanti diventano rispettivamente 18955 più 20898 5. Questa crescita impone ancora una volta l’ampliamento del cimitero, che avverrà poco prima della II guerra d’indipendenza, nel 1855 e il cui progetto sarà affidato ad Antonio Rossetti, diventato il nuovo Architetto di Città. Per mantenere inalterato l’ingresso dalla chiesetta, Rossetti aggiunge due aree laterali collegate al quadrato valizionano del 1833 e in questo modo raddoppia la superficie dei campi per le tumulazioni.
Per il passaggio dal vecchio cimitero valizoniano ai nuovi terreni, vengono demolite le quattro strutture circolari presenti sui quattro vertici e vengono costruiti passaggi scegliendo di evidenziare gli attraversamenti laterali (due pronai tetrastili dorici addossati alla muratura, coronati da un fregio a metopi e triglifi e da un timpano).
Anche in questo caso si prevedono due soli tipi di tumulazioni: a rotazione decennale nei campi scoperti, e nelle cappelle o nei recinti chiusi per le famiglie più facoltose. Un ampliamento analogo a quello sopra descritto riguarda anche il cimitero ebraico con l’aggiunta di due aree a nord e a sud del precedente cimitero israelita – per un totale di 2967 mq - , progetto che Rossetti presenta nel 1873.
Nel frattempo la popolazione alessandrina, in questi ultimi anni dell’ subisce il maggior incremento di sempre 6. Alessandria diventa un nodo importante per le ferrovie dello Stato – la prima linea ferroviaria piemontese che congiunge Torino a Novi è del 1852 e arriverà a Genova pochi anni dopo - e la necessità di trovare nuovi spazi per le sepolture diventa sempre più impellente. Oltre alla trasformazione, operata da Valizone e Rossetti, del primo recinto di Caselli, in un cimitero già degno di questo nome, nasceva, con la ricerca di nuovi spazi, il bisogno di trasformare il Camposanto in un progetto adeguato all’importanza che la città andava assumendo e alle trasformazioni architettoniche che il nuovo Stato vedeva compiersi dopo l’Unità. La giunta municipale, in una relazione del 6 aprile 1880 7 auspica l’aumento dello spazio riservato alla tumulazione in cappelle private o edicole. La continua richiesta per nuovi spazi privati vedrà la soluzione con l’acquisto da parte della Municipalità di nuovi terreni demaniali nella parte confinante del cimitero occupata dalla Piazza d’Armi, il Canale Carlo Alberto e la strada comunale L’ acquisto dei terreni demaniali si concluse fra il 1881 e il 1882 e il 21 aprile 1882 fu presentata alla giunta una bozza di progetto per l’ampliamento, unita a una relazione che presentava sostanziali novità. Nel nuovo progetto veniva abbandonato il sistema della costruzione di cappelle addossate al muro di cinta, sostituendolo con la costruzione di due gallerie destinate alle inumazioni individuali e a cappelle famigliari. Venne previsto lo scavo, sotto le gallerie, di una parte interrata, sempre destinata alle inumazioni, in modo da rendere omogeneo e non superare in altezza le vecchie cappelle.
Il terreno interno, circondato dalle gallerie, veniva destinato a monumenti privati e sepolture pubbliche e particolari. L’ ingegnere Capo Ludovico Straneo 8, coordinatore della commissione nominata per la redazione del progetto di ampliamento, si ispirò ad altre città italiane in cui erano stati costruiti Cimiteri; ma soprattutto fu il cimitero Monumentale di Milano – costruito su progetto di Carlo Maciachini 9 che aveva adottato temi romanici e bizantini per risolvere gli aspetti planimetrici e decorativi come ulteriore affermazione della nuova architettura eclettica nei confronti del persistente gusto classicista radicato nella cultura accademica 10 – in cui, accanto all’aspetto architettonico, era stato privilegiato un aspetto più pratico con la costruzione di porticati che garantivano le visite ai defunti sia in caso di pioggia che di irraggiamento solare.
Nel progetto di ampliamento era altresì previsto un impianto per un Crematoio che già altre città italiane avevano adottato: la Cremazione era considerata una soluzione più igienica e in parte risolutrice per la ricerca di nuovi spazi. A questo proposito vi fu una dimostrazione ( il 19 novembre 1886 ), con l’invio degli “inviti” a presenziare, su cui si leggeva: “La S.V. è caldamente pregata di voler assistere alla pia cremazione di Antonio Testera primo esperimento che si fa in Alessandria dell’igienica Riforma. La Cremazione si farà coll’apparecchio mobile appositamente inviato dalla Società di Milano” 11.
Nonostante l’interesse che si presume fosse elevato, Il Crematoio non sarà mai costruito. Il nuovo progetto dell’ingresso monumentale del cimitero prevede una forma ottagonale (ingresso attuale), presenta un grande cancello principale abbinato a due più piccoli laterali che si aprono su due costruzioni di due piani fuori terra. In queste trovano posto gli alloggi per il custode, l’ Ispettore, il Cappellano e l’ inserviente capo. L’ atrio è composto da campate con volte a crociera, mentre la cupola centrale, a forma ottagonale, prevede finestre per l’illuminazione, che è ottenuta anche da quattro aperture circolari presenti nella parte superiore delle pareti laterali
Il collegamento dell’atrio alla chiesetta (ora distante dall’ingresso principale) si ottiene tramite un vialetto, anche se originariamente era previsto un portico a tre campate.
Le gallerie e i porticati furono realizzate con volte a crociera con decorazioni, in parte ancora visibili, motivi floreali di stampo liberty, che segnano il passaggio dallo stile eclettico 12.
Le inumazioni, sotto i porticati e nelle gallerie, erano previste in senso longitudinale, mentre le catacombe sotterranee prevedevano tombe perpendicolari al passaggio interno Questo serviva ad ottenere, oltre ad un maggior numero di tombe, anche un effetto prospettico e si evitava un senso di soffocamento per coloro che si trovavano a camminare nelle catacombe con sopra alte pareti a strapiombo.
Grandi ballatoi nei corridoi superiori permettevano l’illuminazione della parte sotterranea.
L’ ing. Straneo prevede, col progetto di ampliamento, la costruzione del Famedio (già presente – con le dovute proporioni - nel cimitero di Milano) in cui dovranno essere tumulate le personalità più importanti.
Attualmente, nel Famedio che dispone di 25 posti per altrettante personalità, trovano posto 5 lapidi dedicate a persone poco conosciute 13 mentre molte altre storicamente anche più importanti meriterebbero di essere lì tumulate. Durante lo svolgimento della prima guerra mondiale (nel 1917) lo studio milanese Gardella – Martini progetta un “Monumento commemorativo dei morti per la guerra di Redenzione”. L’ ossario dei caduti è sormontato da un cippo, visibile ancora oggi al centro del campo
I primi anni 30 del XX secolo vedono la costruzione di cappelle di stile Eclettico, mentre alla metà degli stessi anni verrà ampliato il cimitero israelita su progetto dell’ing. Umberto Sacerdote
Nel frattempo prosegue la costruzione delle catacombe, delle cappelle di famiglia e di monumenti commemorativi, fino alla fine della seconda guerra mondiale. Negli ultimi anni si è reso necessario un ulteriore ampliamento che prosegue tuttora.
NOTE
| num. | anno | data rilevamento | popolazione residenti | variazione % | note |
|---|---|---|---|---|---|
| 1° | 1861 | 31 dicembre | 50.902 | - | Il primo censimento della popolazione viene effettuato nell’anno dell’unità d’Italia. |
| 2° | 1871 | 31 dicembre | 56.962 | +11,9% | Come nel precedente censimento, l’unità di rilevazione basata sul concetto di “famiglia” non prevede la distinzione tra famiglie e convivenze. |
| 3° | 1881 | 31 dicembre | 61.323 | +7,7% | Viene adottato il metodo di rilevazione della popolazione residente, ne fanno parte i presenti con dimora abituale e gli assenti temporanei. |
| 4° | 1901 | 10 febbraio | 70.661 | +15,2% | La data di riferimento del censimento viene spostata a febbraio. Vengono introdotte schede individuali per ogni componente della famiglia. |
| 5° | 1911 | 10 giugno | 72.271 | +2,3% | Per la prima volta viene previsto il limite di età di 10 anni per rispondere alle domande sul lavoro. |
| 6° | 1921 | 1 dicembre | 76.169 | +5,4% | L’ultimo censimento gestito dai comuni gravati anche delle spese di rilevazione. In seguito le indagini statistiche verranno affidate all’Istat. |
| 7° | 1931 | 21 aprile | 79.783 | +4,7% | Per la prima volta i dati raccolti vengono elaborati con macchine perforatrici utilizzando due tabulatori Hollerith a schede. |
| 8° | 1936 | 21 aprile | 79.348 | -0,5% | Il primo ed unico censimento effettuato con periodicità quinquennale. |
| 9° | 1951 | novembre | 82.157 | +3,5% | Il primo censimento della popolazione a cui è stato abbinato anche quello delle abitazioni. |
| 10° | 1961 | 15 ottobre | 92.781 | +12,9% | Il questionario viene diviso in sezioni. Per la raccolta dei dati si utilizzano elaboratori di seconda generazione con l’applicazione del transistor e l’introduzione dei nastri magnetici. |
| 11° | 1971 | 24 ottobre | 102.446 | +10,4% | Il primo censimento di rilevazione dei gruppi linguistici di Trieste e Bolzano con questionario tradotto anche in lingua tedesca. |
| 12° | 1981 | 25 ottobre | 100.523 | -1,9% | Viene migliorata l’informazione statistica attraverso indagini pilota che testano l’affidabilità del questionario e l’attendibilità dei risultati. |
| 13° | 1991 | 20 ottobre | 90.753 | -9,7% | Il questionario viene tradotto in sei lingue oltre all’italiano ed è corredato di un “foglio individuale per straniero non residente in Italia”. |
| 14° | 2001 | 21 ottobre | 85.438 | -5,9% | Lo sviluppo della telematica consente l’attivazione del primo sito web dedicato al Censimento e la diffusione dei risultati online. |
| 15° | 2011 | 9 ottobre | 89.411 | +4,7% | Il questionari compilati anche via web. Censimento 2011 è il primo censimento online con i questionari compilati anche via web. |
La sua opera più famosa è senz’altro il Cimitero Monumentale di Milano, la cui costruzione gli venne affidata nel 1863 ; dopo il Monumentale continuò ad occuparsi della costruzione o della ristrutturazione di edifici funerari e di chiese, principalmente a Milano, ma anche nel resto della Lombardia, nel Veneto e nel Friuli-Venezia Giulia. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1899, venne sepolto nel Cimitero Monumentale da lui stesso edificato.
(tratto da wikipedia)
Ben presto l’Eclettismo fu superato da Realismo e Impressionismo, in pittura, e da Belle Epoque, Art Nouveau, Liberty in Italia, nello stile di vita.
- PAOLO TIBALDEO FRANZINI (1814 – 1879) generale d’artiglieria
- ENRICO FRANCHINI (1824 – 1887) ufficiale ed eroe del risorgimento
- GIUSEPPE ARCHIVI (1816 – 1891) amministratore esemplare e poeta
- ALFONSO MATHIS (1811 – 1896) amministratore e deputato integerrimo
- SEBASTIANO RIVOLTA (1832 – 1903) zooiatra di fama europea (biologo e veterinario)
Footnotes
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dal libro di giuseppe marcenaro, mondadori 2008, intitolato “CIMITERI, STORIE DI RIMPIANTI E DI FOLLIE ↩
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L’Editto di Saint Cloud segna una svolta fondamentale nella regolamentazione delle inumazioni. Il 12 giugno del 1804 un decreto consolare francese (in seguito ribadito da un decreto imperiale del 7 marzo 1808) impone la costruzione dei cimiteri al di fuori dei centri abitati. Il provvedimento, il cui nome ufficiale è Decreto del 23 Pratile dell’anno XII, è passato alla storia come Editto di Saint Cloud, e uniforma in un unico corpus giuridico coerente tutte le leggi precedentemente adottate in materia. ↩
-
Albero genealogico della famiglia Valizone ↩
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Elenco scultori principali che hanno opere nel cimitero: Belli, Boffi, Bosco, Brusaglino, Cambi, Caniggia, Cavallero, Galletti, Gambini, Gay, Gerosa, Goria, Lagostena, Melchiorre, Musso, Patrone, Pellini, Poggio, Porta, Rivalta, Tortone, Valizone. ↩
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popolazione di Alessandria e Corpi Santi nell’anno 1828 (tratto dalle memorie di Civalieri pp. 16-17 vol a cura di Livraghi, Panizza, Ivaldi) ↩
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ALESSANDRIA Dati popolazione ai censimenti dal 1861 al 2011 ↩
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ASAl ASCAl serie IV n. 3332 6 aprile 1880 ↩
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Ludovico STRANEO. Fu per molto tempo ingegnere capo del Comune; conseguentemente ebbe la direzione per i progetti di piazza Garibaldi ed il tempietti-atrio d’entrata, le colombaie e le cappelle laterali del Camposanto. Il geom. Callegaris anch’egli dipendente dall’ufficio tecnico, ci disse: L’ing. Lorenzo Cordero disegnò il Camposanto in stile Gotico Romanico Lombardo e, i primi edifici di piazza Garibaldi in stile Classico e gli edifici scolastici dell’Istituto Tecnico, le scuole Normali e Giosuè Carducci nello stile. Certamente i due ingegneri, Straneo e Cordero progettarono in piena collaborazione. (“la città moderna di Ludovico Straneo” di Annalisa Dameri su Alessandria dal Risorgimento all’Unità d’Italia vol. III pagg. 80-91 Cassa di Risparmio di Alessandria). ↩
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Carlo Francesco Maciachini (Induno Olona, 2 aprile 1818 – Varese, 10 giugn 1899) è stato un architetto italiano. Nato da una famiglia contadina del varesotto, manifestò sin da giovane la sua attitudine per le opere di intaglio e nel 1838 si trasferì a Milano dove, dopo aver frequentato l’Accademia di belle arti di Brera, ottenne il diploma di architetto. ↩
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estratto da “Eclettismo nell’architettura funeraria: Ludovico Straneo e il cimitero di Alessandria” su Rivista di Storia Arte e Archeologia per le province di Alessandria e Asti. ↩
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19 novembre 1886 ASAL Serie IV, m. 3300 ↩
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Per Eclettico in architettura si intende un movimento che ha origine dopo il 1815 e termina a fine 800, inteso a raccogliere elementi architettonici delle civiltà antiche (attraverso la loro analisi), ricomponendoli secondo coerenti principi storici, tipologici per la destinazione di ogni edificio e accostandoli a elementi bizzarri e stimolanti. Questo modo di agire serviva a creare un soggetto nuovo rispetto ai precedenti, coerente nelle varie parti e libero da errori o difetti, tendente alla perfezione. L’Eclettismo è legato al naturalismo ottocentesco nella certezza che lo studio scientifico di ogni creazione fosse non solo tecnica ma soprattutto artistica, per cui la fantasia della creazione era in realtà il compimento di un’opera d’arte. ↩
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Nel FAMEDIO sono tumulati: ↩