Pietro della Vedova
DELLA VEDOVA, Pietro. - Nacque a Rima in Valsesia (Rima - San Giuseppe, prov. di Vercelli) nel 1831 da Pietro e Maria Giovina. Il padre, stuccatore, lo inviò nella primavera del 1845 presso alcuni parenti a Monaco di Baviera, per avviarlo al suo stesso mestiere. Per il disegno di figura gli fu maestro Schwanthaler. A proprie spese riuscì ad iscriversi all’accademia di belle arti di Monaco e per circa sei mesi frequentò la scuola di scultura del Windischmann, ma poi, terminati i fondi, dovette riprendere il lavoro di stuccatore. Ritornato in Italia nel 1854, venne ammesso all’Accademia Albertina di Torino, dove, a partire dal 1856, ebbe come insegnante di scultura V. Vela, del quale frequentò poi assiduamente lo studio fino al 1867, anno della partenza del maestro dal capoluogo piemontese.
Esordì alla mostra della Società promotrice di belle arti torinese nel 1860 con un bassorilievo e un busto di Garibaldi, cui seguirono nel 1861 un Ritratto d’uomo, nel 1862 tre Busti-studio, nel’65 il Busto di VittoriaColonna, l’annodopo un Cristo in croce, nel ‘69 un gruppo in creta dal titolo Rut e Noemi e nel 1871 un Ritratto di ragazzina. Nel contempo il D. prese a lavorare per privati e ricevette anche commissioni pubbliche. Quest’attività s’inaugurò nel 1868 con la richiesta del municipio torinese di una statua allegorica dell’Industria, collocata sulla fronte posteriore di palazzo Carignano, a completamento della ristrutturazione stilistica attuata nel 1863 dagli architetti D. Ferri e G. Bollati. Svolse anche attività di acquafortista: nel 1869 fu infatti tra i fondatori della Società artistica “L’Acquaforte”.
Le sue opere di maggiore impegno e di più vasto respiro, tuttavia, sono da rintracciarsi nei cimiteri monumentali dei capoluoghi piemontese e lombardo, a partire dal 1871- Sono del D. a Torino: la tomba di Giuseppina Toesca di Castellazzo Garbigliett, la figura per la sepoltura Bayla, il mausoleo Dettoni, la statua per il sarcofago della famiglia Promis, ed ancora le tombe Lanza, Picchetto e Tealdi. A Milano approntò la tomba dei bambini Axerio. A del 1873 il sarcofago monumento della sepoltura di monsignor Ricardi di Netro, ancora nel cimitero torinese, dove il D. si avvicinò più chiaramente all’impronta verista della scultura del Vela: è una delle sue opere più coerenti ed unitarie, nella quale sono assenti gli indugi di carattere esornativo, ricollegabili alla sua formazione di stuccatore,, che sono spesso evidenti nella sua scultura. E il riferimento al maestro si ripropone per la tomba Zoppetti Canti (cimitero di Torino), ideata sempre nel ‘73: il motivo del fanciulletto portato in cielo dall’angelo è dedotto precisamente dalla tomba di Tito Pallestrini, del Vela (1856; Torino, Civ. Galleria d’arte moderna).
Nel 1874 portò a compimento il monumento al pittore Gaudenzio Ferrari per la città di Varallo Sesia (il modello in gesso sarebbe stato esposto alla Promotrice del 1880) e nel 1875 presentò alla Promotrice un Ritratto-busto in marmo. Nominato presidente della sezione di scultura alla Mostra artistica torinese del 1880, fece parte della direzione della Società promotrice torinese; il suo nome ritorna nella commissione preposta alla sezione del Risorgimento italiano all’Esposizione nazionale di Torino nel 1884. Ricevette intanto riconoscimenti e commissioni anche dall’estero: nel 1873 ottenne una medaglia all’Esposizione di Lima (Perù) con il busto Colombo;per il duomo di Esztergom in Ungheria scolpì in marmo la statua diPàzmany(1882) e soddisfece altre richieste per diverse chiese in Svizzera, Austria ed America. Anche la cittadina di Mondovì ricorse a lui per il monumento a Carlo Emanuele I nel 1891, ed intorno a questa data si colloca la statua monumentale diEmilio di Sambuy nel cimitero locale.
I proventi del suo lavoro - secondo le fonti - avrebbero consentito allo scultore di costruirsi una palazzina in Torino, via Peyron n. 4, dove morì il 17 dic. 1898.
(Maria Flora Giubilei)
Bibl.: Necrol., in L’Illustrazione ital., 8 genn. 1899, p. 35; L’Emporio pittoresco, X (1873), 442, p. 81; A. Bertacchi, Il monumento di G. Ferrari scolpito da P. D…, Torino 1877-78; V. De Filarte, La vita e le opere di P. P., in Gazz. del popolo della domenica, 1885, p. 34; A. De Gubernatis, Diz. d. artisti ital. viventi, Firenze 1889, pp. 169 s.; A. Stella, Pittura e scultura in Piemonte 1842-1891. Catalogo … della Esposizione retrospettiva 1892, Torino-Roma-Milano-Firenze-Napoli 1893, pp. 355 s.; L. Callari, Storia dell’arte contemporanea ital., Roma 1909, p.98; G. Bocca,Guida-raccolta epigrafi monumenti e lapidi della città di Torino…, Torino 1915, P.73; F. Dalmasso-P. Gaglia-F. Poli, L’Accademia Albertina di Torino, Torino 1982, pp. 42, 45; U. Thieme-F. Becker, Künstlerlexikon, XXXIV, p. 174 (sub voce Vedova, Pietro Della); L. Servolini, Diz. ill. d. incisori ital…, Milano 1955, pp. 268 s.; A. M. Comanducci, Dizionario ill. dei pittori, disegnatori e incisori italiani moderni e contemporanei rifatto e ampliato da L. Servolini e L. Pellandi, II, Milano 1962, p. 355.
Pietro della (o dalla) Vedova(Rima San Giuseppe, 1831 – Torino, 1898) è stato uno scultore e architetto italiano.
Biografia
Trascorsi i primi anni d’apprendistato in famiglia, iniziò gli studi a Monaco di Baviera, presso la locale Accademia di Belle Arti, poi si trasferi’ poi all’Accademia Albertina di Torino. Qui dal 1857 al 1862 fu allievo di Vincenzo Vela, succedendogli poi nella cattedra di scultura.
Operò in particolar modo in Piemonte(a Torino realizzò alcune case in stile liberty nell’odierno quartiere Cit Turin) e in Lombardia, realizzando in particolare opere per i cimiteri monumentali ma anche per edifici pubblici, ma non mancarono le commesse dall’estero:Austria, Francia, Perù,Stati Uniti, Svizzera, Ungheria. A lui è dedicato l’omonima gipsoteca, che raccoglie per lo più gessi delle sue opere.
Concorsi
Torino, 1857, Concorso annuale, Quarto concorso, Figura in rilievo dal vero vestita e panneggiata in creta: Cristo alla colonna, 1º Premio Medaglia del valore di 300 lire;
Torino, 1858, Concorso annuale, Scultura, Secondo concorso, Bassorilievo: Accademia nuda dal vero, Menzione onorevole;
Torino, 1859, Concorsio triennale, Scultura, Statua:Gaio Mario seduto sulle rovine di Cartagine nell’atto di rispondere al littore, Premio medaglia d’oro del valore di 700 lire.
Esposizioni
Torino, 1858, Promotrice delle Belle Arti, Galileo, statuetta in marmo;
Torino, 1861, Promotrice delle belle Arti, Ritratto d’uomo, statua in gesso;
Torino, 1862, Promotrice delle belle Arti, Cristo nell’orto, statua in gesso, Contadina romana, statuetta in marmo da un modello di Giuseppe Pecciola, Ritratto d’uomo, busto in gesso, e Ritratto d’uomo, busto in gesso;
Torino, 1865, Promotrice delle Belle Arti, Vittoria Colonna, busto in marmo;
Dublino, 1865, International Exhibition, Cristoforo Colombo, busto colossale in marmo e Cristo nell’orto, statua in gesso;
Torino, 1866, Promotrice delle Belle Arti, Cristoforo Colombo, busto colossale in marmo, dante e Virgilio, gruppo colossale in gesso, Luigi Felice Rossi, busto in marmo, e Massimo d’Azeglio, busto in marmo;
Torino, 1867, Promotrice delle Belle Arti, Cristo in croce, scultura in avorio;
Firenze, 1867, Promotrice delle Belle Arti, Massimo d’Azeglio, busto in marmo e Cristo in croce in avorio
Opere
Statua dell’Industria per la facciata di Palazzo Carignano, Torino
busto di Cristoforo Colombo collocato nello scalone di Palazzo Reale a Torino
sarcofago monumentale di Monsignor Ricardi di Netro, Cimitero monumentale di Torino
monumento a Gaudenzio Ferrari, Varallo
statua di Napoleone III, Ligornetto
Bibliografia
F. Cafagna, E. Cristina, B. Zanelli, Apparati. Allievi di Vincenzo Vela all’Accademia Albertina 1856-1867, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Torino nella storia, nell’arte, nella cultura, nell’economia dal Cinquecento ad oggi, «Arte&Storia», anno 11, numero 52, ottobre 2011, Edizioni Ticino Management, Lugano 2011, 629-639.
Rosella Grassi, La scuola di scultura di Vincenzo vela. Appunti dall’Archivio Storico dell’Accademia Albertina di Torino, Ibidem, 614-628.
Note
Lo scultore Pietro della Vedova, su esempio del maestro Vincenzo Vela, volle costruirsi una Casa-museo nel paese natio, donando alla comunità circa duecento gessi che furono trasportati dall’atelier torinese a Rima San Giuseppe con non poche difficoltà, ma l’artista morì prima della fine dei lavori. rnLa costruzione dell’edificio e l’allestimento al suo interno vennero realizzati secondo il volere dell’artista: grandi finestroni per offrire la luce necessaria ad un laboratorio di scultura e la disposizione dei gessi collocati sul pavimento e allineati su mensole sospese. rnLe due uniche sale sono separate da un’apertura decorata con lesene in gesso di chiara ispirazione teatrale. rnLa Gipsoteca conserva oggi un discreto numero di bozzetti in terracotta ed in gesso che rappresentano l’intero operato dell’artista.
Opere
Dettagli
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